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L'UCRAINA E' AI CONFINI СON L'UNIONE EUROPEA E NON AI CONFINI CON L'EUROPA! 
УКРАЇНА - ЦЕ ЄВРОПА І МЕЖУЄ З ЄС, А НЕ ЗНАХОДИТЬСЯ НА МЕЖІ З ЄВРОПОЮ!










Середа, 20.09.2017, 07:49









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Головна » 2013 » Січень » 14 » Esperti: "Gli ucraini delirano l'Europa e non l'Unione Euroasiatica!"
22:18
Esperti: "Gli ucraini delirano l'Europa e non l'Unione Euroasiatica!"
 
E' finalmente arrivato il momento per Bruxelles d'abbandonare i propri pregiudizi verso l'Ucraina ed imparare a distinguere le due realta: Yanukovych con il suo governo filo-russo pronto ad entrare a far parte dell'Unione Euroasiatica in qualsiasi momento per loro più opportuno ed il popolo ucraino storicamente, geograficamente e culturalmente europeo, che sogna l'UE e non la Comunità Economica Eurasiatica (CES). Questo è l'esito di un sondaggio dei sociologi europei svoltosi nei giorni scorsi in Ucraina. Gli esperti sostengono che proprio l'anno 2013 sarà per l'Ucraina un anno decisivo in cui si vedrà se l'UE sarà capace di fare dei passi concreti per stipulare l'accordo d'integrazione con l'Ucraina o perderla definitivamente.
 
I sociologi europei assieme ai loro colleghi ucraini in questi giorni hanno condotto dei sondaggi sul futuro dell'Ucraina. Dopo aver chiesto a circa due mila persone provenienti da diverse regioni del paese che futuro del loro paese loro vogliono, l'87 % dei rispondenti hanno risposto: "essendo europei il nostro futuro è nell'UE!" Di questo parere sono gli abitanti delle regioni occidentali e centrali dell'Ucraina. Il restante 13% dei rispondenti ha espresso la sua voglia di essere amici con la Russia.
 
Tuttavia, gli esperti dicono che il 2013 sarà un momento in cui anche l'attuale governo dell'Ucraina deciderà sulla destinazione internazionale dell'Ucraina se l'UE rimarrà indecisa. Un passo è già stato fatto - la zona di libero scambio CSI è già in atto. Ma la Russia non molla e sta spingendo l'Ucraina in relazioni più strette, mentre l'UE se ne sta tranquilla ad osservare.
 
Politologi e sociologi avvertono, che se il governo decidesse di cambiare rotta e portare il paese nell'Unione doganale, ciò comporterebbe la perdita di sovranità e la credibilità negli occhi dei partner europei.
 
Ciò che Russia, Bielorussia, e Kazakhstan stanno promuovendo è nient'altro che l’ex-URSS. E' la minaccia concreta per tutta l’Europa di un progetto che potrebbe escluderla dalla leadership mondiale. Un percorso ambizioso, voluto, diretto e pilotato da Mosca, che agli orecchi degli europei suona come una storia già nota: i tre Capi di Stato hanno firmato un protocollo per la creazione di una Comunità Economica Eurasiatica, a cui spetterà il compito di redigere la Dichiarazione per l’Integrazione Euroasiatica, su cui fondare la vera e propria Unione entro il 2015.
 
Un piano che ricalca in tutto e per tutto quello dell’Unione Europea, a cui il progetto di integrazione vuole assomigliare non solo nella sigla – UE, Jevrazijskij Sojuz in russo: tale quale Jevropejskij Sojuz – ma anche nelle istituzioni.
 
Dal Gennaio 2013, una Commissione Eurasiatica, composta dai Vicepremier dei Paesi membri, si sta già occupando della messa a punto delle competenze che gli Stati dovranno cedere all’Unione, e sarà affiancata dal Collegio Eurasiatico: organo esecutivo, competente in materia di bilancio e sussidi ad agricoltura ed industria. Secondo il Protocollo, scopo della Comunità è quello di "abbattere tariffe e barriere doganali" tra Russia, Bielorussia, e Kazakhstan in vista dell’integrazione politica a cui hanno diritto d’accesso tutti i Paesi appartenenti, un tempo nemmeno troppo lontano, all’Unione Sovietica.
 
Dunque, davvero difficile non vedere un’imitazione dei processi che, nel Secondo Dopoguerra, hanno portato alla creazione di un’Unione Europea, retta oggi da Consiglio e Commissione, a cui hanno diritto d’accesso tutti i Paesi europei.
 
In realtà, però, quella eurasiatica non è una fotocopia della CEE, dal momento in cui nessun Paese della Comunità Economica Europea ha imposto agli altri il proprio Codice Doganale e mantenuto il totale controllo delle finanze comuni, come, invece, è stato fatto finora dalla Russia. In secondo luogo, il progetto europeo ha rappresentato un superamento della storia, con l’ingresso nella Comunità Occidentale di Paesi travagliati da mezzo secolo di dominio comunista – e, ancor prima, secoli di dominio zarista – dalla cui pianificazione economica hanno saputo evolvere in tempi record, abbracciando il libero mercato, seppur non senza evidenti difficoltà. Al contrario, L’Unione Eurasiatica è un tentativo di ripristinare un passato nefasto per l’Europa, con il dichiarato scopo di eliminare dalla scena internazionale un’UE – Unione Europea, si intende – giudicata il primo concorrente da annichilire per riottenere lo status di superpotenza mondiale, e permettere all’orso russo di competere con le tigri asiatiche ed i puma brasiliani in Mondo sempre più globalizzato, dove anche l’aquilotto USA è costipato, intontito dalla politica di corto respiro di Barack Obama – che sul piano estero ha portato la più grande democrazia del pianeta alla ricerca della trattativa con i peggiori dittatori della terra, con conseguente riarmo nucleare di Iran e Corea del Nord e, per l’appunto, ritorno sulla scena mondiale di una Russia imperiale.
 
Bruxelles deve capire che il piano messo in atto dalla Russia di ricostituire l’Unione Sovietica sotto forma di Comunità Economica Eurasiatica sta procedono a ritmi forzati. Appena eletto, il Presidente della Commissione Economica Eurasiatica, il russo Viktor Khristenko, ha dichiarato che il primo obiettivo del suo mandato è l’allargamento a Kyrgyzstan e Tadzikistan – con cui, forse non a caso, la Russia ha innalzato la tensione con l’imposizione di un embargo e l’espulsione di cittadini tadziki – con uno sguardo sempre fisso ad Ucraina e Moldova: Paesi dell’Europa Orientale, che l’Unione Europea fatica ad integrare con la concessione dello status di partner privilegiato oggi goduto da Islanda, Svizzera, e Norvegia. L’ingresso di Kyiv e Chisinau nell'Unione Euroasiatica significherebbe il trionfo dell’Eurasia e, con essa, la morte dell’Europa che, con la sua parte orientale, perderebbe ogni speranza di tornare leader dell’economia mondiale e, forse, persino di esistere!
 
Caso Tymoshenko
 
Anche se la condanna a sette anni di carcere inflitta a Yuliya Tymoshenko solleva più di un dubbio sull’indipendenza della giustizia ucraina, l’Unione Europea non deve rinunciare a dialogare con Kyiv, la cui vocazione resta sicuramente europea. E' molto più opportuno ammettere che ciò che accade oggi in Ucraina è il risultato prevedibile e assolutamente logico dell'evoluzione del paese da venti anni a questa parte.
 
Il fatto che il sistema giudiziario ucraino si rifaccia tuttora a quello dell’Unione Sovietica dimostra ancora una volta che Kyiv ha un urgente bisogno di riforme. Se l’opinione pubblica europea ha preso coscienza della complessità della situazione in Ucraina soltanto dopo la sentenza di Tymoshenko, i cittadini ucraini invece non ne sono rimasti affatto sorpresi, in quanto sono abituati a lottare contro il sistema burocratico e mafioso del paese e a restare sempre sulla difensiva, a prescindere da chi governa.
 
Una società apatica

Le speranze che gli ucraini avevano riposto nel partito arrivato al potere dopo la Rivoluzione arancione del 2005 non si sono concretizzate. Questo ha reso la società apatica. Per due volte di seguito, le elezioni nel 2006 e nel 2007 hanno garantito la maggioranza al "partito arancione”, ma le incessanti polemiche politiche e le mancate riforme hanno finito coll’intaccare definitivamente la fiducia dei cittadini nel movimento di Tymoshenko.
 
Dopo tutto, l’esempio dell’Ucraina dimostra chiaramente come sia inutile e irrealistico importare dal giorno alla notte la democrazia e lo stato di diritto in un paese polticamente ancora molto arretrato e profondamente corrotto, nonostante il precedente governo di Yuliya Tymoshenko abbia sempre dimostrato di voler adottare i principi democratici e di volersi aprire verso l'esterno. I cittadini ucraini sono certamente responsabili di questa situazione, ma questo non significa che i paesi stranieri debbano rimanere inermi di fronte alla possibile evoluzione democratica di un paese.
 
Se le numerose organizzazioni internazionali che hanno contribuito a promuovere le riforme nei paesi dell’Europa centrale e orientale non avessero fatto la propria parte, oggi molti di essi non farebbero parte dell’Ue. Una situazione simile l’avevamo già vista in passato, dopo la seconda guerra mondiale: il Vecchio continente non sarebbe riuscito a superare le conseguenze sociali e politiche del conflitto senza l'aiuto esterno che ha permesso la costruzione dell'Europa di oggi.
 
Il ruolo fondamentale dell'Estonia e della Polonia 

Kyiv aveva deciso di integrarsi nell’Europa già alla metà degli anni Novanta. Una scelta che tutti i presidenti ucraini hanno appoggiato. Ma per vent’anni l’Europa si è dimostrata restia a convergere verso est, ritenendo che l’Ucraina fosse una zona grigia, uno stato cuscinetto rispetto alla Russia. Così l’allargamento verso est è stato interrotto dalla costruzione di un nuovo muro ideologico lungo i confini dell’Ucraina.
 
Soltanto ora le relazioni tra Unione europea e Ucraina stanno per compiere un significativo balzo in avanti: il 20 ottobre 2012 si sono conclusi i negoziati sull'accordo di associazione tra Ue e Kyiv che include l'intesa commerciale per la creazione di un'area di libero scambio entro la fine dell’anno. L'accordo è un buon viatico per impedire all’Ucraina di fare dietrofront e rimanere nell’impasse post-sovietico.
 
Tuttavia, alla luce della condanna di Yuliya Tymoschenko, l’Unione Europea e l’Ucraina devono prendere una decisione: o Bruxelles abbandona i negoziati dell’adesione di Kyiv all’Ue e impone sanzioni all’Ucraina, isolandola così ancora una volta e perseguendo la politica del rinvio che ha caratterizzato il suo operato fino a oggi. Oppure, per superare lo stallo, le due parti potrebbero continuare a dialogare e cercare un compromesso.
 
In questo contesto, un ruolo fondamentale potrà essere svolto da alcuni nuovi paesi membri dell’Ue come la Polonia e l’Estonia, che comprendono molto meglio le realtà ex sovietiche e la difficile fase di transizione che stanno vivendo questi paesi. Da molto tempo, Varsavia e Tallinn sostengono l’ingresso dell’Ucraina nell’Ue. Un segnale incoraggiante in questo senso è la fondazione del Partenariato orientale, dove l’Estonia e la Polonia possono condividere con gli altri paesi dell'Est la sua esperienza europea. Questi piccoli passi in avanti, che in futuro dovranno essere sempre di più, saranno efficaci per avvicinare l’Ucraina agli altri paesi membri dell’Unione. Ogni tentativo di isolare l’Ucraina, invece, porterà a un risultato contrario.
 
prof. Roman Kalytchak
Facoltà di relazioni internazionali presso
l'Università Nazionale di Ivan Franko di Lviv (Ucraina)
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