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L'UCRAINA E' AI CONFINI СON L'UNIONE EUROPEA E NON AI CONFINI CON L'EUROPA! 
УКРАЇНА - ЦЕ ЄВРОПА І МЕЖУЄ З ЄС, А НЕ ЗНАХОДИТЬСЯ НА МЕЖІ З ЄВРОПОЮ!










Понеділок, 18.12.2017, 05:09









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Головна » 2012 » Листопад » 20 » Голодомор 1932-1933 років: ніхто не забутий і ніщо не забутo!
14:57
Голодомор 1932-1933 років: ніхто не забутий і ніщо не забутo!
 
24 листопада Україна та весь світ згадають мільйони вбитих геноцидом українців. Цьогорічна громадська кампанія має на меті насамперед розповісти про тих, хто в роки геноциду рятував співвітчизників від страшної смерті. Заходи пройдуть у Києві, обласних центрах України та 32 країнах світу. Продовжено роботу створеного у 2010 році Громадського комітету із вшанування пам'яті жертв Голодомору-геноциду 1932-1933 років в Україні. Знакові постаті в громадському, мистецькому та духовному житті, історики та представники академічних установ зібралися, щоб ініціювати заходи із вшанування пам'яті жертв Голодомору-геноциду. 
 
24 листопада в Києві біля Національного меморіалу пам'яті жертв Голодоморів, в усіх обласних центрах та 32 країнах світу пройдуть пам'ятні заходи. В рамках загальнонаціональної акції «Запали свічку пам'яті» мільйони українців запалять свічки у своїх вікнах. Незважаючи на цензурування Міністерством освіти підручників історії, відомі українські науковці проведуть серію Уроків пам'яті для школярів і студентів, присвячених подіям 1932-1933 років.
 
Нагадаємо, що громадськість організувалася для ініціювання пам'ятних заходів, бо переконана: остаточне та безповоротне засудження злочинів тоталітарного режиму в Україні і найбільшого з них - геноциду 1932-1933 років - запорука нашого незалежного демократичного майбутнього.
 
До складу комітету увійшли 37 знакових постатей у науковому, мистецькому та громадському житті країни: Ольга Богомолець, В'ячеслав Брюховецький, Володимир В'ятрович, Володимир Василенко, Іван Васюник, Василь Вовкун, Анатолій Гайдамака, Дмитро Гнатюк, Петро Гончар, Іван Дзюба, єпископ Євстратій (Зоря), Андрій Жолдак, Микола Жулинський, Євген Захаров, Олександр Іванків, Геннадій Іванущенко, Сергій Квіт, Андрій Когут, Роман Круцик, Ніла Крюкова, Станіслав Кульчицький, Неля Лавриненко, Олександр Максимчук, Василь Марочко, Ніна Матвієнко, Марія Матіос, Олекса Петрів, Мирослав Попович, Олег Рибачук, Стефан Романів, Євген Сверстюк, Михайло Свистович, Володимир Сергійчук, Євген Станкович, Лесь Танюк, Володимир Тиліщак, Ігор Юхновський.

Для більш детальної інформації відвідайте веб-сайт:
http://www.holodomor33.org.ua
 
З'єднаймося у пам'яті, згуртуймося в дії в ім'я цієї пам'яті!
І ми, українці в Італії, запалімо свічку пам'яті за нашими побратимами,
яких знищували лиш за те, що вони були УКРАЇНЦЯМИ!
 
 
 Il 24 novembre prossimo la comunità ucraina in tutto il mondo commemorerà il 79-esimo anniversario dell'olocausto (genocidio) ucraino chiamato il Holodomòr. All'inizio degli anni '30 Stalin trasforma l'Ucraina in un lager a cielo aperto. Tutte le derrate alimentari vengono requisite, l'NKVD, la milizia comunista, incendia i boschi dove la popolazione cerca scampo alle requisizioni forzate, i soldati alle frontiere e la sospensione dei collegamenti ferroviari impediscono agli ucraini di scappare. Dal 1931 al 1933 le vittime della carestia provocata e delle uccisioni di tutti quelli che si opponevano sono stimate tra i 5 e i 7 milioni.
 
Breve storia dell’Holodomòr
 
Nel 1933 nell’Unione Sovietica il partito comunista dichiarò la bandura ucraina, strumento musicale della famiglia del liuto, "lo strumento della classe ostile poiché orientato verso le tradizioni del romanticismo cosacco”. Un tragico epilogo avvenne poco dopo. Le autorità convocarono una rassegna dei banduristi ucraini alla quale si recarono circa 300 musicisti: tutti vennero arrestati e fucilati. Questo episodio può servire da chiave di lettura della storia ucraina del Novecento che spiega il dramma della de-identificazione politico-culturale subita dal popolo ucraino durante il periodo totalitario. Lo studioso americano James Mace propose di usare il termine postgenocida (1) applicato alla realtà ucraina per una valutazione adeguata dei molteplici e complessi fenomeni di ordine socio-politico, culturale, demografico, antropologico, psicologico ecc… Settanta anni fa, per assoggettare l’Ucraina, il regime totalitario di Mosca ricorse allo sterminio, nell’arco di pochi anni, di un’intera generazione politica, dell’intellighenzia e dell’élite culturale, della "campagna ucraina” e di tutti coloro che incarnavano la tradizione e l’identità ucraina, politica e culturale: si tratta di circa dieci milioni di persone. Così, la tragica vicenda dei 300 musicisti uccisi sotto l’ordine del regime fu "solo” un minuscolo episodio nel capitolo del Terrore comunista in Ucraina. Come è noto dalla storia, la teoria marxista prevedeva il ricorso alla violenza fisica e considerava il terrore come il mezzo legittimo per la realizzazione dei suoi obiettivi.

La teoria di Marx fu pienamente assimilata e messa in pratica dai suoi seguaci in Russia dopo la presa del potere, nell’Ottobre del 1917 (2). La prima cosa che fecero i bolscevichi, guidati da Vladimir Il’ic Ul’janov (Lenin), fu la distruzione della grande proprietà privata nelle città. Ma la successiva realizzazione della dottrina marxista fu ostacolata dall’esistenza della proprietà privata nell’agricoltura, nonché dalla presenza delle numerose etnie che popolavano l’impero russo: dal punto di vista della teoria di Marx ed Engels, il concetto di nazionalità non aveva alcun senso. "Il proletariato non ha patria” era diventato il motto dei loro adepti. L’etnia ucraina era la più numerosa e anche la più ricca. In questo modo l’esistenza di un’Ucraina indipendente rappresentava un’ostacolo alla realizzazione del modello socio-economico marxista. Vi fu all’epoca un’importante fattore politico. Dopo il crollo di grandi imperi nel periodo tra il 1917 e 1918 l’Ucraina, come altri paesi dell’Europa Centro-Orientale, era propensa a ricostruire la propria entità politico-statale. Di fatto, tra il 1917 e 1920, esistette lo Stato autonomo della "Repubblica Popolare Ucraina”, con capitale a Kiev, riconosciuto a livello internazionale. A differenza però delle altre repubbliche centro-europee sorte nello stesso periodo, l’indipendenza dell’Ucraina all’epoca non era destinata a durare: e difatti, a partire dagli anni Venti, fu integrata di forza nell’Unione Sovietica nascente. Robert Conquest, il primo e più famoso studioso dell’Holodomor, ritiene persino che "l’Ucraina avrebbe rappresentato il primo grande esempio di espansione del dominio sovietico imposto ad un Paese indipendente dell’Europa orientale e come tale riconosciuto dallo stesso Lenin nel 1918” (3).

Cosa rappresentava il potere sovietico nella fase iniziale? Al principio fu instaurato il cosiddetto comunismo di guerra, il regime fondato sul terrore che letteralmente dissanguò e affamò il Paese. Così nei primi anni Venti il governo centrale fu costretto a ricorrere ad una relativa liberalizzazione economica. È sintomatico il fatto che contemporanemente era stata liberalizzata la politica nazionale, anche se svolta nell’ambito del processo della "korenizacija”, il radicamento del partito comunista negli organi rappresentativi ed esecutivi delle repubbliche nazionali. In Ucraina il mezzo più efficace della korenizacija si era rivelata l’ucrainizzazione del partito e della società, ossia l’ufficializzazione della lingua ucraina nella sfera pubblica, a cominciare dalla documentazione del partito e dell’istruzione pubblica. Per un breve periodo la riabilitazione della lingua oppressa nell’impero russo era diventata un processo naturale di ripristino dell’identità storico-culturale. In questo modo la politica di ucrainizzazione, originariamente ideata come uno strumento politico del radicamento del sistema sovietico, aveva posto le basi per la formazione di una società civile e di una nazione politica in Ucraina, dal momento in cui i suoi abitanti cominciavano ad identificarsi prima nella lingua e nella cultura e successivamente nella cittadinanza ucraina. Si venne a creare una situazione in cui "l’abolizione del regime comunista nelle repubbliche federate non sarebbe stata affatto un colpo doloroso, ma, al contrario, una lieta svolta naturale di ritorno alla propria identità” (4). Il risveglio culturale e, di conseguenza, quello politico della repubblica strategicamente più importante dell’Unione Sovietica, confinante con l’Europa e ricca di risorse, con un potenziale economico e umano equivalente al potenziale complessivo delle altre repubbliche sovietiche, costituiva una forte minaccia per il regime che, secondo la sua logica, andava neutralizzata: attraverso lo sterminio di una intera generazione politica, delle élite culturali e di un’intera classe di agricoltori nel Paese considerato all’epoca il granaio di tutta l’Europa. In seguito ad una carestia ideata e realizzata dal regime comunista nei primi anni Trenta morirono da 7 a 10 milioni di ucraini. Per restare fedeli alla verità storica bisogna distinguere tra due carestie degli anni Trenta: tra quella del 1931-32 e l’Holodomor (parola che in ucraino significa "assassinio di massa attraverso la fame”) del ‘33.

La prima carestia fu la conseguenza diretta della collettivizzazione forzata delle aziende agricole private, svoltasi nell’Unione sovietica a partire dal 1929. Parallelamente iniziò la guerra di classe contro i presunti agricoltori ricchi. Nella maggior parte dei casi si trattava di contadini laboriosi che semplicemente possedevano la propria terra e sapevano coltivarla. Nella primavera del 1930 venticinquemila attivisti comunisti furono inviati da Mosca in Ucraina per "invogliare” i contadini a raggiungere le cooperative. I metodi usati erano piuttosto drastici, le istruzioni impartite dai capi comunisti ai loro subalterni parlavano chiaro. "La guerra è dichiarata: o loro, o noi. Dobbiamo spazzare via a tutti costi il vecchio rottame putrefatto dell’agricoltura capitalista”, recitavano le disposizioni. Gli agricoltori si opposero alla collettivizzazione sovietica, in alcuni villaggi si svolsero vere e proprie battaglie contro le pattuglie di requisizione autorizzate a misure coercitive, compreso l’uso delle armi. Ma le forze erano impari: l’esercito contro i contadini, armati di pale e rastrelli, che disperatamente cercavano di difendere le proprie case dai saccheggi. Le rivolte contadine furono presto sconfitte e molti agricoltori con le loro famiglie furono deportati in Siberia. Trasportati nei vagoni per il bestiame, in condizioni insopportabili, tanti morirono durante il viaggio. Le campagne erano invase dal terrore. In questo modo solo in un un anno il 70% delle aziende agricole in Ucraina furono collettivizzate e, di conseguenza, le confische alimentari divennero una prassi istituzionalizzata. Ai contadini venne requisito tutto il grano e una parte del bestiame: di conseguenza, solo in Ucraina morirono 144 mila persone. Simili spaventose carestie si erano verificate nello stesso periodo in altre repubbliche sovietiche, compresa la Russia. Lo storico ucraino Stanislav Kul’cytskyj ha definito la collettivizzazione forzata dei primi anni Trenta come il crimine ordinario del totalitarismo sovietico: queste vittime furono il prezzo della modernizzazione militare del Paese perché, con le esportazioni di grano, l’Unione Sovietica si pagava le licenze occidentali per potenziare l’industria bellica, in particolare per produrre i motori per carri armati e aerei. Alla fine del 1932 la situazione in Ucraina si deteriorò ulteriormente: le autorità requisirono ai contadini non solo il grano, ma qualsiasi genere alimentare, portando via tutto il bestiame e il corredo agricolo (falci, pale, zappe e rastrelli) ed infine distrussero persino i forni da cucina. Conformemente alle disposizioni del governo centrale, nelle zone rurali fu vietato ogni tipo di commercio di prodotti alimentari, sotto la minaccia di severissime pene quali la reclusione a più di 10 anni o la fucilazione; furono vietati inoltre gli spostamenti delle persone da un distretto all’altro: i contadini ucraini non erano autorizzati ad andare in città, tutti gli ucraini non potevano lasciare il territorio della repubblica. Di fatto, fu stabilito in quel periodo il cosidetto "cordone alimentare” lungo il confine dell’Ucraina, sorvegliato ancor più severamente del confine sovietico esterno. Nell’agosto del 1933 venne promulgata una legge sulla proprietà dello Stato, battezzata dal popolo "la legge delle cinque spighe”, che prevedeva la pena di morte per poche spighe di grano cadute e raccolte dalla gente affamata durante la mietitura: campi, mulini, magazzini riempiti di grano erano sorvegliati dagli agenti armati. Dopo questi provvedimenti straordinari e senza precedenti la gente cominciò a morire in massa.

Secondo le testimonianze dei sopravvissuti, morirono prima i bambini, seguiti dagli anziani e dagli uomini; per ultime morivano le donne rivelatesi più resistenti. Si verificarono numerosi casi di cannibalismo e il governo sovietico adottò persino una legislazione specifica a questo riguardo. Ecco cosa fu l’Holodomor: l’assassinio di massa attraverso la fame, una catastrofe antropologica. Un fatto particolarmente doloroso è l’incompletezza dei dati sulle Vittime della Grande Carestia il cui numero esatto probabilmente non si saprà mai: perché si sono estinti degli interi villaggi, perché centinaia di migliaia di persone sono state processate, fucilate, deportate in Siberia. A milioni furono completamente cancellati dalla terra, senza lasciare né nomi né nemmeno le tombe. Inoltre, come è già stato rammentato, l’Holodomor in campagna coincise nel tempo con lo sterminio dell’intellighenzia urbana e dell’élite culturale ucraina. Eppure, tenendo conto dei dati delle fonti documentali d’archivio, in particolare le stime del censimento condotto nel 1937 in Unione Sovietica, si può affermare che il numero probabile dei morti per fame e per fenomeni ad essa relazionabili (malattie, disturbi psichici e mentali, suicidi, antropofagia ecc...) nel periodo tra l’aprile del 1932 e novembre del 1933 superi i sette milioni. Il picco dell’Holodomor si registrò nella primavera del 1933. Ogni minuto morivano diciassette persone, mille ogni ora, venticinquemila al giorno (5).

Per realizzare e valutare la profondità delle conseguenze di una tale catastrofe per il destino del popolo ucraino basti immaginare un corpo decapitato e dissanguato. Per un corpo fisico la morte è certa. Ma 34 35 la stessa morte rischia anche il corpo sociale nel caso in cui vengano eliminati la sua élite e uno dei ceti sociali più consistenti. Sono passati appena 75 anni dopo l’Holodomor e 18 anni dopo il crollo del comunismo. Il corpo sociale ucraino sembra rinascere, anche se molto lentamente; anche se gli manca ancora una classe dirigente determinata e competente; anche se la sua identità storica non è stata ancora pienamente ripristinata. Una delle manifestazioni più evidenti della rinascita ucraina è stata la recente Rivoluzione Arancione (novembre-dicembre del 2004): non era nient’altro che una reazione del corpo sociale, della società civile crescente, al comportamento anti-democratico dei dirigenti post-comunisti nel corso delle elezioni presidenziali. Resta da sperare che i processi di democratizzazione avviati nella società ucraina in seguito alla rivoluzione siano irreversibili e che portino al consolidamento politico di questa grande Nazione Europea: perché l’esistenza stessa dell’Ucraina è un simbolo della sconfitta del totalitarismo sovietico.

1) Cfr.MACE J. E, Facts and Values: A Personal Intellectual Exploration, in Samuel Totten and Steven Leonard Jacobs, eds., Pioneers of Genocide Studies, New Brunswick 2002, NJ: Transaction Publishers.

2) E’ importante distinguere tra le due rivoluzioni avvenute in Russia nel 1917: la prima, di febbraiomarzo, conclusasi con l’abdicazione dell’imperatore Nikolaj II e la costituzione del Governo provvisorio, può essere definita una rivoluzione borghese; il successivo arrivo al potere dei bolscevichi nell’ Ottobre del ‘17 è avvenuto con un colpo di Stato.

3) CONQUEST R., Raccolto di dolore, Liberal edizioni, 2004 (edizione italiana), p.47.

4) LYSJAK-RUDNYC’KYJ I. Miz istorijeju i politykoju, Munchen, 1973, p.137.

5) http://golodomor.org.ua/ è il sito interamente dedicato alla Grande Carestia dove si possono trovare alcuni nomi delle vittime e le testimonianze dei sopravvissuti.
 
Olena Ponomareva
lettrice di lingua e letteratura ucraina all’Università "La Sapienza” di Roma
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