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Головна » 2014 » Лютий » 7 » L'EUROMAIDAN È UN LIBERAZIONISTA E NON UN ESTREMISTA
18:13
L'EUROMAIDAN È UN LIBERAZIONISTA E NON UN ESTREMISTA
 
Questo articolo è rivolto ai giornalisti, commentatori e analisti internazionali sul movimento di protesta ucraino «EuroMaidàn» in Ucraina.
 
La nostra è una dichiarazione collettiva da parte di esperti in materia di nazionalismo ucraino sul ruolo dei gruppi di estrema destra ucraini che fanno parte del movimento di protesta pro UE in Ucraina (comunemente chiamato «EuroMaidan» - ndr) e un avvertimento sugli effetti di imperialism-serving russo esercitato sui media nel mondo, i quali per puro caso o deliberatamente, non illustrano le azioni concrete antifasciste dei manifestanti in tutta l'Ucraina e non solo a Kyiv.
 
Siamo un gruppo di ricercatori che compone specialisti nel campo degli studi sul nazionalismo ucraino di cui la gran parte sono esperti nel mondo della destra radicale post-sovietica ucraina. Alcuni membri del nostro gruppo pubblica regolarmente diversi articoli in varie riviste del mondo e collaborano attivamente con i media accademici internazionali. Altri fanno la loro ricerca all'interno delle organizzazioni governative e non governative che si specializzano nel monitoraggio della xenofobia in Ucraina.
 
Come risultato della nostra esperienza di ricerca nonché della nostra specializzazione professionale, siamo consapevoli dei problemi, pericoli e le potenzialità del coinvolgimento di alcuni gruppi della destra estremista ucraina che è presente nelle proteste in Ucraina. Dopo tanti anni di intenso studio su questo argomento, noi, rispetto a molti altri commentatori e analisti internazionali, abbiamo compreso meglio i rischi che la destra estremista ucraina potrebbe comportare per l'EuroMaidan. Alcune delle nostre osservazioni critiche su tendenze nazionaliste hanno suscitato perfino delle reazioni rabbiose nei etnocentristi in Ucraina e nella diaspora ucraina nel Occidente (gli ucraini che vivono all'estero).
 
L'EUROMAIDAN È UN'AZIONE CIVICA DI DISOBBEDIENZA DI MASSA. Queste critiche, però, ci hanno fatto riflettere e crescere moltissimo. Abbiamo visto che molte di loro erano veramente valide, perciò, anche se noi in passato abbiamo criticato duramente sia l'operato di estrema destra sia l'operato di estrema sinistra ucraina, ora alla luce dei fatti riguadranti l'EuroMaidan, riconosciamo che alcune nostre critiche riguardo all'estrema destra ucraina erano sbagliate. Osservando attentamente le drammatiche vicende in Ucraina, ci siamo accorti della presenza di una pericolosa tendenza che si manifesta in troppi resoconti dei media internazionali che trattano i recenti avvenimenti nonché l'operato stesso di estrema destra ucraina in modo inapropriato. Un numero crescente di valutazioni laiche del movimento di protesta ucraina, in un modo o nell'altro, travisa il ruolo, la rilevanza e l'impatto sugli eventi in Ucraina proprio a causa dell'operato di estrema destra all'interno del movimento di protesta stessa nel paese. Numerosi rapporti sostengono che l'estrema destra ucraina si è infiltrata nel movimento pro europeo ucraino e che ora il movimento di proteste è guidato dai gruppi radicalmente etnocentristi della frangia estremista.
 
E' vero? Certo che no. Le tesi di questo genere creano di certo l'impressione fuorviante degli attori ultra nazionalisti, anche perché le loro idee non sono il timone delle proteste ucraine. Immagini grafiche, citazioni succose, confronti ampi e riferimenti storici scuri sono molto richiesti dai media internazionali, ma essi sono combinati con una considerazione sproporzionata di un segmento particolarmente visibile e politicamente minore all'interno del mosaico confuso che è formato da centinaia di migliaia di manifestanti con le loro motivazioni e obiettivi diversi. Bisogna capire una cosa fondamenale che il mosaico delle proteste in Ucraina è composto da singole persone, movimenti, associazioni e partiti politici che per la loro natura e ideologia hanno delle idee diverse, ma che in un certo senso sono compatibili con quelle di estrema destra ucraina. Ciò che unisce tutti i manifestanti pro UE in Ucraina, a prescindere dal colore della bandiera della regione di provenienza, sono i valori europei e la voglia di eurointegrazione. Sì, gli ucraini sono una nazione europea e l'Ucraina è un paese europeo, anche se, purtroppo, non fa ancora parte della CE. Quindi considerare l'estrema destra ucraina come un movimento infiltrato e/o l'unico protagonista nelle proteste in Ucraina è assolutamente sbagliato.
 
Sia le proteste violenti sia le proteste non violenti a Kyiv e in molte altre città d'Ucraina comprendono rappresentanti di tutti i campi sociali e politici nonché le persone non ideologiche che non hanno ancora trovato o non sono interessati a trovare la loro localizzazione politica. Non solo i manifestanti pacifici, ma anche quelli che usano bastoni, pietre e persino Cocktail Molotov nei loro scontri fisici con i reparti speciali della milizia di stato (facente funzioni della polizia di stato – ndr), con le unità dell'esercito interno del ministero dell'interno dell'Ucraina nonché con i teppisti del governo così detti "titùshki” (soggetti criminali con precedenti penali gravissimi - ndr) arruolati dalla milizia di stato per sopprimere le proteste pacifiche, costituiscono un vasto movimento che non è centralizzato.
 
La maggior parte dei manifestanti pacifici pro UE in Ucraina dopo due mesi di proteste continue di giorno e di notte al freddo (con le temperature polari che di notte scendevano da -25 a -30 - ndr) sono diventati violenti a causa di:
 
- assenza delle risposte da parte del governo ucraino alle continue richieste del popolo di dimettersi immediatamente per non aver firmato l'accordo di associazione con l'UE;
 
- assenza delle risposte concrete alle continue richieste del ppopolo ucraino all'UE e agli USA di introdurre tutte le sanzioni possibili contro il regime. (Le relative petizioni sono state pubblicate sul sito della Casa Bianca e dell'UE, e poi ognuna è stata firmata in tre giorni da più di 150 mila persone. Il numero di firme necessario per rendere attuativa una petizione è di 100.000 firme – ndr). Invece gli entrambi si sono limitati a minacciare Yanukovych d'introdurre le sanzioni senza aver fatto alcuna azione concreta;
 
- sempre più crescente ferocia degli operatori della milizia di stato nei confronti dei manifestanti pacifici (basta ricordare i massacranti attacchi dei reparti speciali armati della milizia di stato contro i manifestanti pacifici non armati il 30 novembre e l'11 dicembre scorsi – ndr);
 
- la radicalizzazione del regime di Yanukovych (l'approvazione delle leggi di dittatura in parlamento il 16 gennaio scorso – ndr).
 
Tra i manifestanti del movimeno di proteste nazionali in Ucraina ci sono liberali, conservatori, socialisti, cosmopoliti, nazionalisti, cristiani, musulmani, ebrei ed atei. E' vero, che tra i manifestanti violenti e non violenti c'è anche una parte di radicali sia dell'estrema destra che dell'estrema sinistra ucraina, ma ciò che è importante comprenere è che il movimento nel suo complesso riflette semplicemente l'intera popolazione ucraina, giovani e vecchi, uonimi e donne. Perciò il fuoco pesante sui radicali di estrema destra che si nota in rapporti dei media internazionali vicini alla Russia è, quindi, ingiustificata e fuorviante. Tale sovrarappresentazione può avere più a che fare con il potenziale sensazionalismo basato su slogan estremamente etnonationalistico, su simboli o uniformi, ma non con la situazione reale che c'è nel paese.
 
Abbiamo anche un altro sospetto che, in alcune relazioni semigiornalistiche in particolare in quelle dei mass media di Cremlino, l'attenzione eccessiva dei giornalisti filo russi è concentrata più sugli elementi di estrema destra ucraina e non sull'antifascismo che l'estrema destra ucraina rappresenta. Ommettere questo dato di fatto per puro caso o deliberatamente è molto paradossale, ma nello stesso tempo è anche molto pericoloso, in quanto la promozione dei pregiudizi e la diffusione di tali idee possono condurre a delle azioni non del tutto legali da parte del Cremlino. Con la promozione di tali idee la Russia sta tentando di screditare non solo tutto il popolo d'Ucraina, ma anche una delle più imponenti azioni di massa di disobbedienza civile nella storia d'Europa.
 
Inoltre, tali relazioni dei giornalisti filo russi contribuiscono a fornire perfino un pretesto per il coinvolgimento politico di Mosca nella crisi politica ucraina, o, forse, anche per un intervento militare russo in Ucraina, come lo è già successo in Georgia nel 2008. (In un blog Anton Shèkhovtsov ha recentemente descritto le attività di alcune istituzioni, ovviamente pro Cremlino, le connessioni e gli autori di tale piano. E' un piano di diffamazione dell'Ucraina. Tutti i detagli sono al seguente indirizzo: http://anton-shekhovtsov.blogspot.com/2014/02/pro-russian-network-behind-anti.html - ndr).
 
Quindi, alla luce di queste minacce, invitiamo giornalisti, analitici e commentatori, soprattutto quelli di sinistra politica, di stare molto attenti quando nell'esprimere delle vostre critiche, voi fate riferimento a tutto l'etnonazionalismo ucraino. E questo non è professionale da parte vostra. Le affermazioni più allarmistiche sull'EuroMaidan possono essere molto suscettibili e di essere utilizzate dai "tecnici politici" del Cremlino per la realizzazione di progetti geopolitici di Putin in quanto fornite ammunizioni retoriche per il duello di Mosca contro l'indipendenza ucraina. Con questo allarmismo voi minacciate involontariamente le altre forze politiche democratiche d'Ucraina che stanno tentando di salvaguardare la pace, la giustizia sociale, i diritti umani, i diritti delle minoranze, nonché l'uguaglianza politica di tutti gli etnocentristi ucraini che sono presenti nel suo insieme in Ucraina.
 
Quanto ai commentatori, ai giornalisti e agli analitici filo occidentali, vi chiediamo di mostrare la vostra empatia con uno stato-nazione che ha riacquistato la propria indipendenza da appena 23 anni ed è ancora molto giovane, non consolidato e sotto una constante minaccia straniera. Uno stato-nazione che ha bisogno del vostro sostegno anche a livello d'informazioni.
 
La situazione in Ucraina è assai fragile e la nazione ucraina sta affrontando da sola e senza alcun aiuto concreto da parte dell'UE o degli Stati Uniti d'America le enormi complicazioni della vita quotidiana in cui si è trovata involontariamente a causa di un governo irresponsabile e dittatoriale. La società ucraina ora si trova in una fase transitoria delicatissima in cui sta combattendo duramente da ormai quasi tre mesi al freddo e sotto tiro dei cecchini, per affermare la democrazia e i valori europei nel proprio paese.
 
Il popolo ucraino si è trovato involontariamente in mezzo a una serie di assurdi interessi della Russia, in mezzo a distruttivi e contraddittorie opinioni che il Cremlino sta promuovendo nel mondo, in mezzo a dei comportamenti e discorsi che per il popolo ucraino rappresentano una vera e propria minaccia non solo a livello democratico, ma sopratutto esistenziale. Promuovere il piano tattico del Cremlino nel mondo sul "fondamentalismo”, "etnocentrismo” e "ultranazionalismo” ucraino, significa creare una confusione permanente e ansie nelle persone che sostengono l'Ucraina nella sua lotta in tutto il mondo e di daneggiare le loro convinzioni più profonde nonché i valori europei a cui credono fermamente.
 
Infine, ci appelliamo a tutti coloro che leggono i giornali o le riveste, che in questi giorni dedicano un particolare interesse all'Ucraina. Leggendo un certo articolo, non affrettatevi per favore coi commenti su questioni ucraine senza aver fatto prima una ricerca più approfondita. Siate specialisti in questo campo. Ogni giorno noi lottiamo per interpretare adeguatamente la crescente radicalizzazione politica e paramilitarizzazione del movimento della protesta in Ucraina e credeteci che la nostra non è un'impresa facile, viste le risorse che adopera la Russia in tutto il mondo. Di fronte a quello che in questi giorni viene chiamato lo stato di terrore contro la popolazione dell'Ucraina, vogliamo assicurarvi che un numero crescente di intellettuali ucraini e stranieri di altissimo livello e di fama internazionale sta giungendo sempre di più ad una conclusione molto triste che, anche se sicuramente fosse preferibile, la resistenza del popolo non violenta nell'attuale stato di cose purtroppo è impraticabile.
 
Perciò per capire veramente come stanno le cose in Ucraina, invitiamo i tutti i giornalisti che hanno il tempo, l'energia e le risorse necessarie di venire a visitare Kyiv e le altre città d'Ucraina, prima che la Russia decide di fare un vero e proprio intervento armato in Ucraina "a richiesta di Yanukovych”. Se no, vi invitiamo a fare qualche lettura seria sulle questioni ucraine prima di scrivere un certo articolo sugli eventi in Ucraina. Coloro che sono in grado di farlo, possono sempre concentrare la loro attenzione anche su altri argomenti, più familiari, semplici e meno ambivalenti. Ciò può contribuire ad evitare, in futuro, i purtroppo numerosi luoghi comuni, errori di fatto, e l'opinione pubblica disinformata sui tragici eventi in Ucraina.
 
La petizione hanno firmato:
 
Iryna Bekeshkina, researcher of political behavior in Ukraine, Sociology Institute of the National Academy of Sciences at Kyiv (Ukraine)
 
Tetiana Bezrùk, researcher of the far right in Ukraine, Kyiv-Mohyla Academy at Kiv (Ukraine)
 
Oleksandra Bienert, researcher of racism and homophobia in Ukraine, PRAVO. Berlin Group for Human Rights in Ukraine (Germany)
 
Maksym Butkevych, researcher of xenophobia in post-Soviet Ukraine, "No Borders” Project of the Social Action Center at Kyiv (Ukraine)
 
Vitalìy Chernètsky, researcher of modern Ukrainian and Russian culture in the context of globalization, University of Kansas (USA)
 
Marta Dyczok, researcher of Ukrainian national identity, mass media and historical memory, Western University (Canada)
 
Kyrylo Galùshko, researcher of Ukrainian and Russian nationalism, Institute of Ukrainian History (Ukraine)
 
Mridula Ghosh, researcher of human rights abuses and the far right in Ukraine, East European Development Institute (Ukraine)
 
Olexiy Haran, researcher of Ukrainian political parties, Kyiv-Mohyla Academy at Kyiv (Ukraine)
 
John-Paul Himka, researcher of Ukrainian nationalist participation in the Holocaust, University of Alberta (Canada)
 
Olga Hnatiùk, researcher of right-wing tendencies in Ukraine, University of Warsaw (Poland)
 
Yaroslàv Hrytsàk, researcher of historic Ukrainian nationalism, Ukrainian Catholic University at L’viv (Ukraine)
 
Adrian Ivàkhiv, researcher of religio-nationalist groups in post-Soviet Ukraine, University of Vermont (USA)
 
Valèriy Khmelkò, researcher of ethno-national structures in Ukrainian society, Kyiv International Institute of Sociology (Ukraine)
 
Vakhtàng Kipiani, researcher of Ukrainian nationalism and samizdat, "Istorychna pravda" (www.istpravda.com.ua) at Kyiv (Ukraine)
 
Volodymyr Kùlyk, researcher of Ukrainian nationalism, identity and media, Institute of Political and Ethnic Studies at Kyiv (Ukraine)
 
Nataliya Lazar, researcher of the history of the Holocaust in Ukraine and Romania, Clark University (USA)
 
Viacheslav Likhachèv, researcher of Ukrainian and Russian xenophobia, Euro-Asian Jewish Congress (Israel)
 
Mykhàilo Minakòv, researcher of Russian and Ukrainian political modernization, Kyiv-Mohyla Academy at Kyiv (Ukraine)
 
Michael Moser, researcher of languages and identities in Ukraine, University of Vienna (Austria)
 
Bohdàn Nahàylo, researcher of ethnic tensions in Eastern Europe and the CIS, formerly with UNHCR (France)
 
Volodymyr Paniotto, researcher of post-Soviet xenophobia, Kyiv International Institute of Sociology (Ukraine)
 
Olèna Petrènko, researcher of war-time Ukrainian nationalism, Ruhr University of Bochum (Germany)
 
Anatòliy Podolskyi, researcher of genocide history and antisemitism, Ukrainian Center for Holocaust Studies at Kyiv (Ukraine)
 
Alina Polyakòva, researcher of radical right movements, University of Bern (Switzerland)
 
Andrìy Portnov, researcher of modern Ukrainian, Polish and Russian nationalism, Humboldt University of Berlin (Germany)
 
Yuriy Radchenko, researcher of war-time Ukrainian nationalism, Center on Inter-Ethnic Relations in Eastern Europe at Kharkiv (Ukraine)
 
William Risch, researcher of Ukrainian nationalist thought and politics, Georgia College (USA)
 
Anton Shekhòvtsov, researcher of West and East European right-wing extremism, University College London (United Kingdom)
 
Oxàna Shevel, researcher of Ukrainian national identity and historical memory, Tufts University (USA)
 
Myroslav Shkandrìy, researcher of inter-war Ukrainian radical nationalism, University of Manitoba (Canada)
 
Konstantin Sigov, researcher of post-Soviet discourse strategies of the "Other,” Kyiv-Mohyla Academy at Kyiv (Ukraine)
 
Gerhard Simon, researcher of contemporary Ukrainian history and nationality affairs, University of Cologne (Germany)
 
Iosif Sissels, researcher of hate speech and antisemitism, Association of Jewish Organizations and Communities (VAAD) at Kyiv (Ukraine)
 
Timothy Snyder, researcher of historic Ukrainian nationalism, Yale University (USA)
 
Kai Struve, researcher of Ukrainian radical nationalism and the Holocaust, University of Halle (Germany)
 
Mykhaylo Tyaglyy, researcher of genocide and antisemitism, Ukrainian Center for Holocaust Studies at Kyiv (Ukraine)
 
Andreas Umland, researcher of the Russian and Ukrainian post-soviet extreme right, Kyiv-Mohyla Academy at Kyiv (Ukraine)
 
Taras Voznyak, researcher of Ukrainian intellectual life and nationalism, Magazine "JI” at L’viv (Ukraine)
 
Oleksandr Zaitsev, researcher of Ukrainian integral nationalism, Ukrainian Catholic University at L’viv (Ukraine)
 
Yevgeniy Zakharov, researcher of xenophobia and hate crimes in today Ukraine, Kharkiv Human Rights Protection Group (Ukraine)
 
Coordinatore del progetto: prof. Andreas Umland
 
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