Lingua russa in Ucraina: una tipica eredità postsovietica - 10 Липня 2012 - Інфо-правовий портал для громадян України в Італії




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Головна » 2012 » Липень » 10 » Lingua russa in Ucraina: una tipica eredità postsovietica
22:02
Lingua russa in Ucraina: una tipica eredità postsovietica
 
Il campionato di calcio europeo Euro 2012 è appena finito e in Ucraina già ricominciano a soffiare i venti di guerra contro la controversa legge approvata dal Parlamento dell'Ucraina (proposta e sostenuta dal Partito delle Regioni filo-russo e dai comunisti sovietici) che di fatto rendere la lingua russa in Ucraina l'unica lingua ufficiale e permette di usarla in tribunali, scuole e istituzioni governative in tutte le regioni del Paese. In realtà, la decisione presa dal Parlamento ucraino non viene letta come un semplice provvedimento mirante a tutelare le minoranze linguistiche tra cui anche la lingua russa – su cui nessuno avrebbe nulla da obiettare – ma come una proposta di legge che mette a rischio di spezzare l'Ucraina a livello politico e di mettere a serio repentaglio il mantenimento dell'unità della nazione  
 
Quindi torna, giustamente, la tensione sociale e le manifestazioni di massa in tutte le piazze dell'Ucraina per l'abolizione della suddetta legge. I deputati dell'opposizione filo-occidentale affermano che tale legge sicuramente indebolirà la lingua ucraina, privando milioni di cittadini che parlano russo nella parte orientale e al sud del Paese di ogni incentivo che possa stimolarle a impararla. I manifestanti, molti dei quali sono studenti, per la quinta giornata consecutiva sono di fronte alla Casa Ucraina (Ukrainskyj Dim) a Kyiv stanno facendo lo sciopero della fame, sventolano bandiere e invocano l'unità nazionale con gli slogan come 'est e ovest insieme' e 'no alla divisione!
 
Quando uno strumento usato come mezzo di comunicazione, quale la lingua nazionale, diventa causa scatenante di battaglie politiche e aspre contestazioni di piazza occorre riflettere seriamente sul perché, in certe aree del pianeta, si possa arrivare a tal punto.

A porre la questione tra gli argomenti di stretta attualità è l'approvazione in prima lettura presso il Parlamento ucraino di un progetto di legge che permette l'uso della lingua russa negli uffici pubblici – soprattutto nelle scuole in tutte le regioni dell'Ucraina. Il 3 luglio scorso quel progetto di legge è stato approvato in seconda lettura in modo definitivo. Ora se lo firma il Presidente del Parlamento e poi successivamente il Capo di Stato, Viktor Yanukovych, in Ucraina avverrà una vera e propria secessione se non una guerra civile. Il provvedimento è stato redatto da due esponenti del Partiya Rehioniv (Partito delle Regioni) – il partito del potere a cui appartengono il Presidente, Viktor Yanukovych, il premier Mykola Azarov e quasi tutti i ministri del governo ucraino –, legalizzerà, fra l'altro, l'impiego del russo nelle 13 regioni centro-orientali del Paese, compresa la Capitale Kyiv. A "beneficiare" della proposta di legge saranno anche altre lingue minoritarie abbastanza diffuse a livello locale nelle regioni della Transcarpazia, della Bucovina e della Crimea, come l'ungherese, il romeno e il tataro.

In Ucraina, così come nel resto del Mondo ex-sovietico, la questione della lingua rappresenta un tema assai spinoso, entro il quale si intrecciano problematiche di carattere culturale, politico e storico che è bene non sottovalutare. Per i popoli dell'Europa Orientale, la lingua nazionale è infatti una sorta di bandiera, la cui tutela, e il cui utilizzo corrente, sono considerati una chiara espressione di un'appartenenza culturale distinta da quella di nazioni che, per secoli, nell'area hanno esercitato una totale egemonia.

Nel caso specifico dell'Ucraina, l'uso della lingua nazionale nelle comunicazioni ufficiali è un fenomeno recente, legato a doppio filo con la dissoluzione dell'Unione Sovietica e con l'ottenimento dell'Indipendenza nazionale nel 1991. Infatti, nella Costituzione della Repubblica di Ucraina è stabilito che, oltre al Presidente, alle Istituzioni, alla bandiera blu-gialla e al Tridente – lo stemma del Paese –, anche la lingua ucraina è uno degli elementi che garantiscono l'unità politica della Nazione. Inoltre la lingua ufficiale dello Stato è la lingua ucraina.

Ma a complicare la situazione sulle rive del Dnipro è la notevole diffusione della lingua russa. Essa è il frutto di quasi un secolo di dominazione sovietica, durante la quale, soprattutto a partire dall'epoca staliniana, la lingua ucraina come veicolo ufficiale è stata vietata, e il suo utilizzo corrente è stato disincentivato.

Chi parlava e scriveva in ucraino era visto come un "nemico del popolo" e un "cospiratore", ed era oggetto di una sistematica opera di repressione da parte delle autorità di Mosca che, per mantenere l'ordine e la stabilità, imponevano alle autorità di Kyiv l'utilizzo del russo sia in Ucraina, sia nel resto dell'URSS. Inoltre, le autorità sovietiche sono state abili nel russificare le terre ucraine – in particolare le regioni centro-orientali del Paese – con mirate politiche demografiche. Intere comunità ucrainofone sono state deportate nella lontana Siberia, quando non sterminate per mezzo di carestie provocate artificialmente: gli Holodomor. I vuoti geografici sono stati poi riempiti da coloni provenienti dalle campagne della Russia, che, con loro, hanno portato propri usi e costumi, tra cui ovviamente la lingua russa.

Malgrado le efferatezze nelle quali si è distinto il regime sovietico, bisogna rilevare che le campagne politiche contro la lingua ucraina sono iniziate fin dal XVIII secolo, quando la parte centrale dell'Ucraina odierna è stata sottratta al Commonwealth polacco-lituano, ed è stata inglobata nell'Impero Russo. E temendo di perdere il controllo su quello che era definito il granaio d'Europa, anche gli zar hanno attuato una politica di popolamento delle terre ucraine con persone provenienti dalla Russia.

Per annichilire in maniera definitiva l'identità culturale dell'Ucraina – sulla quale Kyiv avrebbe potuto fare leva per staccarsi dall'Impero di San Pietroburgo –, gli Imperatori russi sono addirittura giunti a vietare l'uso dell'ucraino con due provvedimenti: la circolare Valuev del 18 Luglio 1863 e l'Editto di Ems del 30 maggio del 1876.

Alla luce di un simile passato, è chiaro come il tentativo di opporre il russo all'ucraino sia visto dagli Ucraini non russofili come un'operazione puramente politica, volta non solo a contrastare l'identità culturale dell'Ucraina, ma anche a minare le fondamenta di un'unità statale che, dopo secoli di russificazione forzata, Kyiv ha raggiunto con fatica, e, oggi, con altrettante difficoltà cerca di mantenere.

Questa situazione è ben nota alla Russia, che in più occasioni ha utilizzato la questione del "rispetto" della lingua russa per destabilizzare la situazione interna all'Ucraina e ristabilire la propria egemonia politica su un Paese europeo considerato da Mosca come un feudo di proprio appannaggio.

Per questa ragione, la decisione presa dal Parlamento ucraino non viene letta come un semplice provvedimento mirante a tutelare le minoranze linguistiche – su cui nessuno avrebbe nulla da obiettare –, ma come una proposta di legge che, se approvata in via definitiva, rischierebbe di spezzare politicamente l'Ucraina, e di mettere a serio repentaglio il mantenimento dell'unità della nazione.

Occorre inoltre rilevare come in Ucraina le minoranze ungheresi, romene e tatare non abbiano mai rivendicato la volontà di vedere considerata la loro lingua come idioma ufficiale dello Stato. Sono minoranze un tempo localmente numerose e molto vivaci culturalmente – si pensi ad esempio a città come Cernauti (Czernowitz, Tchernivtsy, Chermivtsy...) – che però nel periodo di dominazione sovietica hanno perso gran parte della loro autocoscienza forte e fertilmente multietnica. D'altra parte, il disegno di legge, che non per caso ha come primo firmatario il deputato Vadym Kolesnichenko – noto sostenitore dei disegni imperiali della Russia –, finisce per "legalizzare” il russo in circa il 50% del Paese.

Dinnanzi a tale scenario, l'Opposizione Democratica ucraina ha innalzato barricate per evitare l'approvazione del provvedimento da parte della maggioranza – composta dal partito del Presidente e dai comunisti –: dopo l'ostruzionismo in aula, e l'occupazione fisica della tribuna del Parlamento per diversi giorni, i deputati arancioni hanno perfino subito una aggressione fisica dai colleghi della coalizione regionale-comunista.

Il giorno dell'approvazione del progetto di legge, presso il Parlamento centinaia di manifestanti, contrari al riconoscimento parziale del russo a lingua di Stato, sono stati contrastati da cariche della polizia che, come testimoniato dal corrispondente di Radio Liberty, si è avvalsa persino di gas urticanti.

Secondo i più importanti commentatori politici ucraini, il Presidente Yanukovych ha sostenuto il progetto di legge per sviare l'attenzione da un calo di consensi vertiginoso, e dall'isolamento internazionale in cui si è trovato dopo l'arresto della Leader dell'opposizione Democratica, Yuliya Tymoshenko, e di un'altra decina di esponenti del campo arancione.

Cavalcando una battaglia che solo all'apparenza collima con principi di giustizia come il "riconoscimento dei diritti delle minoranze", Yanukovych rischia di spaccare il Paese e riaprire tensioni che l'Indipendenza nazionale, e la Rivoluzione Arancione del 2004, erano riuscite a sedare.

Tutto ciò avviene sotto lo sguardo soddisfatto di Vladimir Putin: che avrà gioco facile ad utilizzare la battaglia "liberale” di Yanukovych per imporre la politica del "divide et impera" anche in Ucraina, e sottrarre per sempre all'orbita di influenza dell'Europa un Paese che fra l'altro è di importanza strategica per l'indipendenza energetica e per la sicurezza nazionale del Vecchio Continente.
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