Rivoluzione in Ucraina e la strana indifferenza della società civile europea - 12 Лютого 2014 - Інфо-правовий портал для громадян України в Італії




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L'UCRAINA E' AI CONFINI СON L'UNIONE EUROPEA E NON AI CONFINI CON L'EUROPA! 
УКРАЇНА - ЦЕ ЄВРОПА І МЕЖУЄ З ЄС, А НЕ ЗНАХОДИТЬСЯ НА МЕЖІ З ЄВРОПОЮ!










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Головна » 2014 » Лютий » 12 » Rivoluzione in Ucraina e la strana indifferenza della società civile europea
19:33
Rivoluzione in Ucraina e la strana indifferenza della società civile europea
 
L'anno 2014 sarà sicuramente ricodato dagli europei come il centenario dell'inizio della Prima Guerra Mondiale e il settantesimo anniversario dello sbarco in Normandia. Tuttavia, non è escluso che i futuri storici lo chiameranno come un momento culminante di un movimento tettonico iniziato in questo decennio. Ma forse loro chiameranno questi anni, a partire dall'anno 2010, come "una nuova epoca di rivoluzioni"... Gli eventi che si svolgono in Ucraina dal novembre 2013, prima a Kyiv (Kiev) e poi in tutto il paese, sicuramente costituiscono un importante movimento storico. Perché da tempo questi eventi hanno già superato la sagoma di una semplice rivolta causata dalla esasperazione delle manipolazioni e altalene ciniche (tra l'Unione europea e la Russia) di un governo autoritario e corrotto di Yanukovych. Ora questi eventi, senza esagerazione, hanno delle caratteristiche di una vera e propria rivoluzione, vale a dire, un fatto storico che può, però, minare definitivamente la stabilità sia della società ucraina che del suo paese. Ma inevitabilmente anche i paesi dei loro vicini.
 
Specialisti nella regione, diplomatici e giornalisti spesso tracciano i legami degli eventi in Ucraina con quelli delle "rivoluzioni colorate" che hanno già scosso lo spazio post-sovietico negli anni 2000. In particolare l'Ucraina, la Georgia e l'Asia centrale.
 
Gli eventi in Ucraina ricordano molto la primavera araba del 2011 (in particolare le rivoluzioni in Tunisia ed in Egitto), il movimento degli "Indignados" negli anni 2011 e 2012, le proteste nel parco Gezi a Istanbul nella primavera del 2013. Il fatto è che, come nell'altra sponda del Mediterraneo, così anche in Ucraina l'insurrezione della società civile ucraina è nata all'interno della società stessa. Oggi sono i suoi diversi segmenti della protesta che difendono la democrazia nel loro paese, e di fatto, impediscono al potere d'esercitare le sue manipolazioni, mettendolo con le spalle al muro. Partiti politici di opposizione ed i loro leader hanno un'influenza molto limitata sul movimento della protesta: loro non riescono a controllare i manifestanti in alcun modo. Anzi, si ritrovano confinati ad un unico ruolo di "politici di professione" incaricati dall'EuroMaidan (il movimento di protesta - ndr) a tenere il dialogo con il regime ed i politici del campo opposto e per portare loro ad arrendersi negoziando la crisi.
 
E' ovvio, che questo tipo di missione affidata a loro dai cittadini coinvolti nelle proteste, per loro è un'imperativo: se l'esito dei colloqui che loro conducono con il regime non sarà soddisfacente ovvero se il regime non vorrà ascoltare le ricchieste del popolo a Kiev e in altre città del paese, allora i politici dell'opposizione non solo non saranno più all'altezza delle aspettative della popolazione (come lo era fino ad ora), ma perderanno la loro credibilità, e quindi, si giocheranno il loro futuro in politica.
 
Come nel mondo arabo e in Turchia, la forza innovativa e motivante della società civile ucraina si è espressa attraverso i social network, smartphone, internet in generale: la gente ha cominciato a scendere in piazza in tutto il paese a cominciare da Piazza Indipendenza (Maidan Nezalezhnosti) a Kiev e a finire con tutte le altre città dell'Ucraina da Ovest a Est. E anche gli ucraini che vivono all'estero sono scesi in piazza in tutto il mondo per sostenere i loro connazionali in Patria. La capacità del popolo ucraino ad organizzarsi in un paese così grande per il territorio in pocchissimo tempo e con una disciplina tipica militare non può non impressionare, come non possono non impressionare le manifestazioni pacifiche al freddo di giorno e di notte per due mesi. Invece le fasi succesive come la formazione del corpo di vigilanza e di difesa del Maidan per garantire l'incolumità e la sicurezza ai manifestanti, la formazione di gruppi di comunicazione in rete, l'occupazione graduale dei palazzi governativi in tutto il paese ad eccezione di qualche regione all'est del paese, la distribuzione dei compiti pratici (dal cibo alla cura di feriti), sono il frutto della crudeltà del governo di Yanukovych che gli ha resi così radicali. Basta pensare agli attacchi dei corpi speciali come "Bèrkut” e altri della milizia di stato ucraina – facente funzioni della polizia di stato – contro i manifestanti pro UE pacifici. Il risultato degli attacchi – diversi feriti gravi, morti e sangue ovunque.
 
E' altrettanto importante anche il ruolo dell'AutoMaidan nella protesta pro UE a Kiev e in altre città d'Ucraina: l'organizzazione di pattuglie mobili per controllare il territorio e comunicare via radio al centro operativo del Maidan le postazioni della milizia e dei suoi corpi speciali nonché i loro spostamenti per organizzare meglio la difesa, la fornitura di legno, cibo e acqua, le "ambulanze” per trasportare feriti alla guardia medica del Maidan e nei centri della Croce Rossa Ucraina presenti in città e in piazza dall'inizio degli scontri. Inoltre non si può non ricordare anche le "visite di cortesia” dell'Automaidan al capo di stato e di governo, ai capi di partiti filo russi, al presidente del parlamento, ai ministri e ai singoli parlamentari del partito di Yanukovych sotto le finestre delle loro residenze di lusso situate nei ricchi sobborghi della capitale. Facendo così vedere ai semplici cittadini un'altra realtà del paese in cui vivono gli «eletti dal popolo». Di certo queste "visite” non sono state gradite ai politici, da qui le vittime come Tetiana Chornovòl, Dmytro Bulatov a tanti altri.
 
L'usita dalla crisi è molto incerta e la tentazione di usare la forza ed i mezzi militari nel palazzo presidenziale è fortissima. Il problema è che Yanukovych, in teoria, dispone dei mezzi militari per schiacciare la rivoluzione. Ma nel corso del tempo alle proteste aderiscono sempre più persone (anche nelle regioni orientali del paese in cui il sostegno al partito presidenziale è considerato ancora ampio). Quindi la Primavera di Pechino in Piazza Tiananmen nel 1989 può apparire come una semplice operazione di polizia di fronte a quello che potrebbe succedere a Kiev e altrove. Le conseguenze, di certo, sarebbero incalcolabili e l'Ucraina potrebbe trovarsi in una vera e propria guerra civile. Il caso siriano illustra drammaticamente ciò che può essere, per l'atteggiamento di chi è al potere, la sequenza verso la militarizzazione della pacifica partenza dell'opposizione.
 
Tuttavia, per realizzare una tale repressione su larga scala con le atrocità contro la popolazione civile, richiede un numero di condizioni. La ricerca sulle uccisioni di massa del secolo scorso mostrano, che questo tipo di sequenza è possibile evitale. In realtà, questo processo passa sempre attraverso diverse fasi e diverse persone come leader politici e militari che, prendendo in considerazione un tale progetto, spesso si trovano a prendere delle decisioni non sempre facili. Inoltre, loro devono poter contare su un numero sufficiente di uomini pronti ad eseguire gli ordini delinquenti andando contro il proprio popolo nonché sulla fedeltà incrollabile dei loro dipendenti a vari livelli con la coscienza di essere dei boia negli occhi delle loro famiglie, della società e di rimanere come tali anche nella storia. Infine, sono tenuti a beneficiare del sostegno tacito o attivo di almeno uno o più stati esterni con un'influenza notevole nel mondo. Quindi non è affatto certo che il presidente Viktor Yanukovych ed i suoi sostenitori (anche se alcuni di loro sono probabilmente pronti per i scenari peggiori) sono pronti ad attuare queste varie condizioni all'interno del paese. Di certo loro possono contare sul sostegno della Russia, l'unico paese al mondo che potrebbe ancora sostenergli in tale attività mortale.
 
Però anche Mosca, oltre il suono delle dichiarazioni dei media e dell'opinione pubblica, percepisce che la sua influenza in questo caso ora è un pò ridotta. Inoltre, l'immagine di Russia e del suo presidente Vladìmir Putin sono già a rischio e non solo in Europa, ma in gran parte del mondo. Quindi se Putin decidesse di sostenere Yanukovych in attività mortali, ciò di sicuro, non favorirebbe Putin sulla scena internazionale. E se Putin veramente decidesse d'introdurre in Ucraina le truppe russe, "a richiesta di Yanukovych”, per partecipare a una repressione militare contro i manifestanti pacifici, violerebbe le norme internazionali in quanto l'Ucraina è uno stato sovrano ed indipendente e la gran parte dell'opinione pubblica europea e mondiale considererebbe il Cremlino coresponsabile. Ciò, però, potrebbe anche suscitare un conflitto internazionale e Putin ne è consapevole. A questo proposito, il periodo che si è aperto con due settimane di Giochi Olimpici Invernali di Sochi (durante i quali i leader russi cercheranno di presentare l'immagine del loro paese nel miglior modo possibile come una moderna nazione sportiva con valori comuni condivisi con tutti i paesi coinvolti nelle Olimpiadi) aprono una simbolica finestra di opportunità per la rivoluzione ucraina.
 
Tuttavia, di fronte a questo momento storico in Ucraina, le società civili europee mostrano una strana debolezza o direi addirittura indifferenza. Certo che l'Ucraina non è così tanto espressa nel mondo occidentale quanto le sue vicine Polonia, Ungheria, Slovachia e Romania, ma resta il fatto che nella CE non si vede una forte mobilitazione comune delle varie società civili per aiutare un altro paese europeo come l'Ucraina. La Polonia e i paesi baltici stanno dando il miglior esempio a tutta l'UE di cosa vuol dire essere europei ed aiutare un altro paese europeo nella sua lotta per difendere la democrazia! Mentre le rivoluzioni arabe nel 2011 e l'evento di Gezi nel 2013 aveva generato molti più impegni spontanei a livello europeo, per non parlare di un supporto molto più assertivo.
 
E' quasi come se un certo numero di cittadini europei (per il quale l'Europa equivarrebbe ad una struttura burocratica che è conveniente per criticare) non sono riusciti a capire che le donne e gli uomini in Ucraina rischiano di essere uccisi o gravemente feriti per i valori che sono ancora basi delle nostre società: un'autentica democrazia, libertà, diritti umani, il sistema giudiziario indipendente ed equo, le forze dell'ordine al servizio dei cittadini e non contro di loro, dignità, stato di diritto, il rispetto per i cittadini, l'uguaglianza, la lotta contro la corruzione...Perciò è arrivato il tempo che tutte le società civili europee e le ONG si diano da fare per sostenere concretamente l'Ucraina anche perché è una delle nostre società civili europee e una società di partnership. La prima cosa che dobbiamo fare è sensibilizzare e mobilitare i nostri cittadini, nonostante che anche nei nostri paesi ci sono le difficoltà economiche ed altre.
 
Oltre al nostro sostegno morale, dobbiamo rispondere alle richieste di aiuto pratici della società civile ucraina che certamente ha molte abilità e competenze, ma anche la mancanza di mezzi, compresi fisici, finanziari o in alcuni settori anche tecnici. Dare l'assistenza di specialisti.
 
In particolar modo devono farsi sentire le ONG per la tutela dei diritti umani, per lo sviluppo, ONG umanitari, per la costruzione della pace e dello stato di diritto in Ucraina. Le ONG in questo potrebbero svolgere un ruolo importantissimo, anche perché stiamo parlando dell'Europa. Se questa nostra solidarietà tra le società civili europee funziona, allora essa sarà un'ulteriore garanzia nei confronti di coloro che accarezzano la tentazione del massacro. Bisogna consolidare e rafforzare tutte le forze politiche e sociali europee per aiutare gli ucraini che stanno lottano per i valori della libertà, della democrazia, dell'uguaglianza e dei diritti umani.
 
In caso contrario, gli storici del futuro potranno aggiungere un'altro capitolo alla storia europea del XXI secolo: quella di indifferenza (con l'aggettivo "colpevole") delle società civili europee occidentali.
 
 
Philippe Ryfman - professore e ricercatore associato presso il Dipartimento di Scienze Politiche alla Sorbona, Università di Parigi
 
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